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I vini rossi
Perché bere vino rosso?


La risposta è semplicissima: per berlo! Bere vino non fa bene solo allo spirito e all'umore, ma anche e, soprattutto, alla salute.
Su di un fatto sembrano infatti essere concordi medici e nutrizionisti: per mantenersi in buona salute è meglio bere poco vino costantemente, che non berne affatto.


Il vino rosso innanzitutto protegge il cuore: è tutto merito dei polifenoli, composti che si trovano soprattutto nella buccia dell'uva, e che sono in grado di limitare la produzione da parte dell'organismo di una sostanza, l'endotelina-1, decisiva per lo sviluppo delle malattie cardiache.
In conclusione, possiamo dire che un po' di buon vino a tavola allunga e migliora la qualità della vita.

Come nasce il vino rosso


Il mosto, ottenuto dopo diraspapigiatura delle uve, rimane a contatto con le bucce e i vinaccioli (le vinacce) per un periodo di tempo variabile in funzione dell'effetto desiderato. Se la vinificazione viene fatta avvenire lasciando fermentare il mosto in presenza delle vinacce per un periodo di tempo relativamente lungo (7-15 giorni) si utilizza il termine "vinificazione con macerazione" o alternativamente si parla di "vinificazione in rosso". Quest'ultima definizione si collega al fatto che le sostanze coloranti, presenti nelle bucce, vengono estratte nel tempo sfruttando l'azione solubilizzante dell'alcol che viene prodotto nel corso della fermentazione.

Qualche vino rosso famoso


BoatBuilding 2002ROSSO TOSCANA DO Igt e S.ANTIMO ROSSO GEA Doc


IL PARADISO DI FRASSINA


LA ZONA DI PRODUZIONE, IL VINO
UN PO' DI STORIA.

Il Paradiso di Frassina si trova a 5 km da Montalcino in posizione molto appartata ma piacevole da raggiungere. Gode di una splendida vista a 360° sugli unici e ben noti paesaggi del senese; rivolto in parte verso Montalcino, del quale gode il gran il fascino e in parte su dolci colline, alcune a pascolo, alcune a grano e girasoli.
Circondato da un’ oasi di vigne, il fabbricato rurale de Il Paradiso di Frassina evidenzia una fuga di tetti che testimoniano il nascere e crescere delle antiche necessità nella struttura del podere: il nucleo abitativo, le vecchie cantine e dispense, le porcilaie e i rimessaggi.
Oggi Il Paradiso di Frassina rispettato in ogni suo tradizionale aspetto, torna a respirare.
L’attento recupero condotto da Diana Grandi e Giancarlo Cignozzi quest’ultimo già noto viticultore e conoscitore di questa parte di terra Toscana, ha permesso di ricostruire e riadibire a nuova produzione vinicola le vecchie cantine e i rimessaggi, mentre la parte abitativa è oggi dimora e piccolo punto di incontro di coloro che vogliano gioiosamente assaporare le ricchezze di questi luoghi e rigenerarsi nello spirito. Un soggiorno a Il Paradiso di Frassina impone quindi ai suoi ospiti una completa immersione nel ciclo virtuoso della vita del vino, con istruttive degustazioni e visite a cantine e ‘crus’ di gran prestigio, nonché ai siti d’arte e agli ateliers dei sapori locali.
Sobria e raffinata la zona abitativa dispone al piano rialzato di 4 camere doppie con 3 bagni e una zona lettura centrale. Al piano terra si trova una camera con bagno, un ampio camino centrale collega poi la cucina ed il suo patio solare alla veranda vetrata. Adiacente al fabbricato principale una dèpendence self-catering per due persone si trova sotto l’ombrello di una quercia secolare.


IL PARADISO DI FRASSINA
L’esperienza maturata in trent’anni di vita Montalcinese, quale fondatore di Caparzo e coadiutore ed ispiratore di realtà quali Altesino e Case Basse, mi ha spinto a cercare un sito nuovo e unico ove potessi realizzare in piena libertà la mia filosofia sui vini e il terroir di Montalcino. Cosi’ è nata l’esperienza del Paradiso di Frassina che si sviluppa su una studiata trilogia spaziale:
FRASSINA: suggestino enclave ove 2 ettari di Brunello di Montalcino e altrettanti tra Rosso di Montalcino e S. Antimo, sono avviluppati da 12 diffusori di musica a tutta vigna in un’atmosfera unica e rara.
MONTOSOLI: ove il Paradiso possiede forse il piu’ e prezioso vigneto di Montalcino, poco piu’ di un ettaro di Brunello che si erge sulla sommità del rinomato colle di Montosoli vero e proprio cru di rara eccellenza sulle cui pendici vi sono i vigneti di “Altesino”, della “La Casa” di Caparzo e di “Baricci”, che hanno dato i migliori Brunelli.
CINIGIANO: a un tiro di schioppo dal rinomato Sant’Angelo in Colle di Montalcino, lungo le prime colline maremmane in quel di Cinigiano, ho trovato anni fa un terreno meravigliosamente vocato per la vite, sito sull’antico alveo dell’Ombrone e qui ho messo a dimora in poco piu’ di 6 ettari circa 10 tipi diversi di uve, a mo’ di tavolozza pittorica. Dalle classiche bordolesi, Cabernet Franc e Sauvignon, Merlot. Syrah, Petit Verdot, Carmanere, agli antichi stimolanti cloni del bacino toscano tirrenico quali Cesanese, Alicante, Lancellotta e Sangiovese.
Più volte ho accompagnato i vendemmiatori al suono della fisarmonica e ho sempre avuto la sensazione che l’armonia musicale potesse creare un’atmosfera magica sulle uve e sui mosti.
Nel creare Il Paradiso di Frassina, ho preso la decisione di dar finalmente vita ad un progetto musicale che coinvolgesse la vite ed il vino.
Ho quindi ‘sonorizzato’ prima le cantine e poi ho iniziato a sperimentare la diffusione della musica lungo i vigneti di Brunello che circondano a conca il Paradiso di Frassina.
L’effetto delle note che si spandono tra i filari è quanto mai suggestivo e conferisce al paesaggio un che di fiabesco.
Quando verranno quindi a maturazione le uve e i vini che hanno subito sia in pianta che in botte il condizionamento armonico di Mozart, Mahler, Vivaldi e altri, si potrà gustare nella sua completezza il primo ‘wine & music’ della storia enoica.
In tale contesto saranno anche da valutare e studiare gli eventuali effetti biodinamici che la musica può avere sull’apparato foliare e radicale, su parassiti e volatili, nonché su lieviti ed enzimi, insomma olisticamente parlando, sull’intero processo vitale della vite e del vino.
Si potranno infine riprodurre richiami di varia natura anche repulsiva, come i canti di particolari volatili o animali, il tutto finalizzato alla preservazione della biodiversità ottimale del vigneto.
Penso che dare musica al vino sia uno stupendo modo di fare poesia e ricerca! Giancarlo Cignozzi
Al Paradiso di Frassina ho voluto seguire una filosofia restrittiva ed estremamente selettiva per quanto riguarda il Brunello, che verrà alla luce negli anni a venire, solo dalle migliori vendemmie, con poche migliaia di bottiglie, a partire dal millesimo 2000.


IL VINO
DO Rosso Toscano IGT
Prima tra le note e prima tra le creazioni del Paradiso di Frassina maturate tra le armonie musicali. È un vino che vive la complessità del confronto tra un Sangiovese di gran razza, (coltivate a Villa Montosoli), e un esotismo bordolese variegato di Maremma (coltivate nel Borgo S. Rita), , in una fuga contrappuntistica di toni, accenti e vibrazioni ove il rovere (in cui il vino si affina per 15 mesi), si fonde, morbido, senza arroganza. Si presenta di colore rosso porporino, scuro e compatto; con profumi che ricordano frutti maturi e leggermente speziati. Il gusto è ricco e ben strutturato, di notevole concentrazione, ancora un poco astringente, il che garantisce una buona tenuta per un futuro eccellente.
GEA Rosso S. Antimo d.o.c.
Prende il nome da una Divinità della terra e da mia figlia Gea ultima nata. È un Sangiovese di rara purezza, cresciuto tra i filari più vocati delle colline di Frassina in Montalcino, (a Villa Montosoli). Affinato in barriques per 15 mesi, , questo vino ha subito per oltre due anni le armonie più delicate di Mozart.
Voglio esprimere con Gea la freschezza e la purezza del Sangiovese, libero di evolversi nella sua tipicità senza vincoli di sorta se non quello di un sapiente dosaggio di rovere giusto.
Di colore rosso rubino intenso con lievi riflessi granati. Profumi nitidi di piacevolezza fruttata con sentori di ciliegia, ribes e una leggera nota di nocciola tostata. Di gusto equilibrato con beva suadente, con facile ed armonico ritorno delle sensazioni olfattive.


BARBARESCO VURSU’ VIGNETO VALEIRANO Docg


LA SPINETTA


LA ZONA DI PRODUZIONE, IL VINO
UN PO' DI STORIA:

La vite è presente in Piemonte in età romana ed è descritta da Plinio il Vecchio con parole elogiative delle caratteristiche qualitative e della sua ampia diffusione.
Durante il Medio Evo si nota un incremento delle zone vitate ed una maggiore offerta dei suoi vini; ma è nel XVIII secolo che prende il via il notevole rinnovamento agricolo: la coltivazione della vite è portata felicemente al livello collinare.
Nel XIX secolo il Conte Camillo Benso di Cavour interviene a regolamentare le vigne, in particolare si prodiga affinché venga impiantato anche il vitigno pinot nero, purtroppo quasi annullato poi dalla fillossera. Il Piemonte vitivinicolo è forse la regione italiana nella quale lo sviluppo dell'agricoltura è stato più strettamente legato all'evoluzione politica. All'inizio di questo secolo furono proprio i Piemontesi che cercarono di attuare una disciplina dei vini tipici, di pregio e di origine: dal Piemonte partì la maggior parte delle istanze e delle proposte per regolamentare la delicata materia. I vitigni più diffusi sono, tra i rossi, il barbera in tutta la regione; nell'Albese il nebbiolo, che da origine a vini quali il Barolo, il Barbaresco e il Nebbiolo d'Alba il dolcetto, il grignolino, il freisa; tra i bianchi, il cortese, l'erbaluce l'arneis, la favorita e, soprattutto, il moscato.


LA SPINETTA
Giuseppe Rivetti, sbarcato in Argentina agli inizi del '900, gia' pensando al ritorno nel suo vecchio Piemonte, non avrebbe mai immaginato che il figlio, insieme ai futuri nipoti, avrebbe dato vita alla bella realta' oggi rappresentata da Giuseppe Rivetti con i figli Giorgio, Bruno e Giancarlo.
L'azienda, che ha sede all'Annunziata di Castagnole, ha saputo raggiungere i massimi livelli qualitativi a livello nazionale. Nominata "Cantina dell'anno" nell'edizione 2001 della Guida ai Vini d'Italia di Gambero Rosso-Slow Food, e' da tempo costantemente ai vertici di tutte le principali pubblicazioni del settore. "Pin" era noto da decenni per il suo ottimo Dolcetto, ma la svolta inizio' negli anni '80, quando si dedico' alla produzione di un Moscato d'Asti selezionato e di alto livello.
I figli, coadiuvati dalle rispettive consorti, hanno puntato esclusivamente a far crescere la qualita' dei vini partendo dalla grande cura e limitata produzione dei vigneti di proprieta', che si estendono per molti ettari tra Castagnole Lanze, Costigliole, Neive, Treiso, Mango, Grinzane Cavour, consentendo la produzione di vini eccellenti, apprezzati in Italia e nel mondo, con molte delle principali denominazioni dell'astigiano e dell'albese. Piu' recente l'acquisizione della Fattoria Fichino in Toscana, non lontana da Pisa, dove si produce Sangiovese.
I vini: Barbera d'Asti "Ca' di Pian"; Barbera d'Alba "Vigneto Gallina"; Barbera d'Asti Superiore; Monferrato Rosso "Pin"; Barbaresco Vursu' Gallina; Barbaresco Vursu' Starderi; Barbaresco Vursu' Valeirano; Chardonnay "Lidia"; Langhe biancoSauvignon; La Spinetta Passito oro; Moscato d'Asti e ultimi arrivati il Sangiovese ed il Barolo.


IL VINO
Le uve, (100% Nebbiolo), vengono vendemmiate e vinificate a partire da inizio ottobre. La macerazione e fermentazione dura 7-8 giorni in vinificatori orizzontali con il controllo della temperatura. La malolattica e l’affinamento avvengono in barriques francesi nuove di media tostatura per circa 20-22 mesi, in questo periodo vengono fatti alcuni travasi per pulire e illimpidire il vino. Dopo il periodo di affinamento viene fatto sostare in vasca d’acciaio per circa 3 mesi e poi imbottigliato. Non si effettuano chiarifiche e filtrazioni. Fa seguito un’affinamento in bottiglia di circa 12 mesi prima di essere messo in commercio.
Si presenta di colore granato scuro, quasi cupo con ancora riflessi che ricordano il violaceo, di ottima consistenza pensando all’uva Nebbiolo. Intenso all’olfatto, articolato nei sentori fruttati e speziati, fragranti e profondi, un vero malloppo olfattivo. Ottimo lo sviluppo al palato, con struttura e alcol evidenti con un tannino di grande peso ma sempre senza spigoli, asciutto e leggermente vanigliato che esplode in bocca con grande equilibrio; ritornano le sensazioni olfattive addirittura ingigantite con una persistenza e piacevolezza raramente riscontrabili in un Barbaresco. Mi ha meravigliato, nonostate la grande struttura, la facile beva, penso che l’equilibrio alcol, il frutto e la tannicità di un vino predisposto ad un buon invecchiamento, raramente dona in gioventu’ questo equilibrio e piacevolezza. Lo abbino scontatamente a carni pregiate, selvaggina, piatti molto strutturati, ed a formaggi stagionati; ma se lo si vuole cogliere appieno, è vino da meditazione, covivialità, da bere, da bere, da bere.


TOSCANA ROSSO TESTAMATTA Igt


BIBI GRAETZ


LA ZONA DI PRODUZIONE, IL VINO
UN PO' DI STORIA:

Da qualche anno i vini vengono “progettati” facendo leva su tecniche agricole, innovative e attrezzature ultramoderne; i risultati non sempre sono quelli voluti. Solo il tempo e l’esperienza, fortunatamente, restano i fattori basilari per ottenere un vino di qualità.
Io, a Vincigliata di Fiesole, ho visto fin da bambino fare vino e in famiglia non è mai mancato sulle nostre tavole. Era un vino rosso semplice, fatto per le esigenze quotidiane e non pensavo che un giorno da quelle vigne si potesse ottenere un grande vino. La voglia di approfondire le semplici nozioni agricole e vinicole si è trasformata in furore di sapere, di capire come fare un vino che lasciasse grandi ricordi ed emozioni a chi lo avesse bevuto.
Avevo tutto sotto gli occhi: vigne antiche, dai 30 ai 65 anni, e cinque grandi vitigni autoctoni toscani quali il sangiovese, il canaiolo, il colorino, i malvasia e moscato neri.
Più che progettare, dovevo unire ed armonizzare quello che la vigna mi metteva a disposizione.
Mi hanno supportato nel progetto: Giorgio Pichiorri dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze, Jean-Luc Thunevin proprietario di Chateau de Valandraud e il winemarker Alberto Antonini. Da loro ho ricevuto stimolanti incoraggiamenti a tentare la produzione di un vino esclusivo, unico, tipico ed emozionante. Tutti sappiamo che i frutti da vigne vecchie sono ricchi e potenti, quindi era logico vinificare in purezza le uve e successivamente assemblarle per ottenere un vino importante .
Io ho assecondato solo quello che la natura mi ha dato: ho vendemmiato separatamente i diversi vitigni; ho seguito giorni e notti le fermentazioni dei mosti in barili aperti da 225 litri, poi ho lasciato che il tempo e altri barili portassero a maturità i vini. L’assemblaggio è avvenuto dopo 16 mesi ed ha logicamente “subìto” la mia esperienza e soprattutto la mia sensibilità.
Ecco come nasce TESTAMATTA.
I primi consensi ottenuti dalle prove di botte sono entusiasmanti e spero così di continuare, assieme a Voi, questo affascinante percorso.


IL VINO
Uvaggio con 70% sangiovese, 10% colorino, 10% canaiolo, 10% moscato e malvasia neri; vigneti da 30 a 65 anni a 280 slm
Le uve di ogni vitigno vengono diraspate e poste in barriques aperte a fermentare, successivamente la follatura avviene ogni ora e praticato un salasso del 10% entro le prime 6 ore
Colore rosso rubino intenso concentrato quasi cupo con marcati riflessi violacei. Dall’olfatto ampio fitto con pronunciati sentori di frutta rossa come more di rovo, mirtilli e ciliegie; netta la percezione speziata di cannella e moderata vaniglia, che ne aumentano la larga complessità olfattiva.
Al gusto é corposo, pieno, avvolgente, con trama fitta, gran carattere ed elegante personalità; i ricchi tannini si esprimono con toni dolci, non rivelano sentori astringenti e amari; il riscontro aromatico conferma netto le percezioni olfattive, il suo ampio aroma è molto lungo, ben oltre l’aspettativa.

Nel corso dell’ultimo Vinexpo di Bordeaux, si è tenuto il ”Top Ten Star Wines Award 2003”, concorso che ha valutato la selezione di 66 “Vini Novità” da tutto il mondo. La giuria, composta da giornalisti internazionali e 6 sommelier finalisti del prossimo campionato mondiale a San Francisco, ha indicato come migliore nella categoria dei rossi, il Testamatta 2001 Igt Toscana, conferendogli il titolo di Top Ten Wine. È la prima volta che un vino italiano viene premiato a Bordeaux, un risultato assolutamente lusinghiero per Bibi Graetz ed il suo Testamatta, frutto di uve sangiovese, colorino, canaiolo, moscato nero e malvasia nera; come si vede vitigni autoctoni, per un vino italiano che ottiene un riconoscimento internazionale, che dire, un altro segnale da non sottovalutare.


ALTO ADIGE LAGREIN DUNKEL RISERVA ALBERTUS Doc


H. LUN


LA ZONA DI PRODUZIONE, IL VINO
UN PO' DI STORIA:

Già ai tempi della conquista di Druso (15 A.C.) in Alto Adige veniva coltivata la vite.Il momento di grande slancio arriva però dopo la caduta dell'Impero Romano con l'occupazione da parte dei bavari. La viticultura venne strutturata in modo differente, godette di un nuovo impulso e di un nuovo mercato.Durante il Medio Evo la viticoltura visse il suo periodo di massimo splendore. Il vino era considerato medicina, bevanda principale e veniva miscelato all'acqua per renderla potabile.Il grande periodo di decadenza arrivò alla fine del 19. secolo, dovuto al pidocchio della vite ed alle nuove malattie fungine, solo dopo avere sanato queste grosse piaghe il settore si rianimò lentamente.La crisi successiva per la viticoltura si ebbe nel 1919, con il passaggio all'Italia dell'Alto Adige.Le zone di vendita del nord furono perdute, l'Italia produceva già da se abbastanza vino rosso e la Svizzera divenne il maggiore acquirente dei vini dell'Alto Adige. Col tempo anche la Germania e l'Austria ne trassero vantaggio.All'Inizio degli anni 80, con il boom della vendita di vini di bassa qualità prodotti in massa il mercato collassò. Oggi si scommette sulla qualità e su certe uve tipiche del luogo, per esempio il Lagrein.Nel frattempo l'Alto Adige è diventato una terra di produzione enologica famosa in tutto il mondo, produttore di vini di qualità, dove è possibile riconoscere una antica cultura enologica! Tre sono i vitigni e i vini autoctoni dell'Alto Adige: la Schiava, il rosso più tipico e diffuso dell'Alto Adige, il Traminer aromatico, oggi conosciuto in tutto il mondo e il Lagrein scuro, un riscoperto vino di spessore internazionale.Da circa un secolo si coltivano però in Alto Adige anche altri importanti vitigni "internazionali": Pinot nero, Merlot, Cabernet sauvignon e franc, Pinot bianco, Chardonnay, Pinot grigio, Silvaner, Müller-Thurgau, Riesling, Sauvignon, Veltliner verde e Kerner. Il moscato rosa, una specialità dell'Alto Adige e il moscato giallo come vini da dessert completano la gamma. A ciò si aggiungono poi circa 200.000 bottiglie di Spumante Alto Adige di qualità a base di uve Pinot bianco, Chardonnay e Pinot nero secondo il metodo tradizionale della rifermentazione in bottiglia.H. LUN Nella lunga tradizione enologica dell'Alto Adige, la Cantina Lun occupa da oltre 150 anni un posto di primo piano. Con maestria e lungimiranza Alois Lun diede prova di possedere, già nel lontano 1840 un marcato spirito di iniziativa e la costanza necessaria a fare solo dei vini più pregiati dell'Alto Adige, prodotti dai terreni più vocati, i "suoi" vini. Nacque così il marchio Lun. Oggi egregiamente condotto dal giovane Wolfgang klotz coadiuvato da un’altrettanto giovane enotecnico dotato di grandissima sicurezza nel vinificare i vini come come lui li interpreta nonostante un grande rispetto per la tipicità dei vitigni e del terroir. IL VINOIl nome ha suscitato più volte l'impressione che la sua provenienza potesse essere la Val Lagarina (Marzotto, 1925), in realtà vi sono testimonianze che risalgono al XVI secolo che raccontano dell'esistenza di questo vitigno a bacca nera in Alto Adige. E' quasi certo che Lagrein derivi da Lagara, colonia della Magna Grecia famosa per il vino Lagaritanos. Di questo vitigno sono particolarmente conosciuti due biotipi che si distinguono per la diversa forma e dimensione del grappolo: Lagrein a grappolo corto e Lagrein a grappolo lungo, con caratteristiche organolettiche diverse. Nelle zone tipiche dove viene coltivato, il vino Lagrein che se ne ottiene prevede due tipologie: rosato (Kretzer) e scuro (Dunkel). Ha foglia media, pentagonale, trilobata; grappolo medio, tendente al piramidale, corto e tozzo, con una-due ali, piuttosto compatto; acino medio, ovoidale con buccia pruinosa consistente e spessa, di colore blu-nero molto omogeneo. Ha produzione abbondante ma non sempre costante; viene allevato prevalentemente a pergola con potatura lunga. Il Lagrein riserva Albertus ha una macerazione con rimontaggio per 12 giorni, subito terminata anche la fermentazione malolattica viene messo ad affinarsi per 12 mesi in barrique ed ulteriori 12 mesi in botti grandi di rovere.Il vino si presenta fitto al colore nel suo riflesso viola profondo e cupo, da’ l’impressione di densità. All’esame olfattivo si coglie subito la sensazione del malloppo di frutti rossi e neri, quali il mirtillo, la mora, il ribes nero quasi marmellatoso, reso piacevole da una contrapposizione equilibrata di leggero vegetale, quasi di eucalipto, poi ancora leggero il caffè ed il cioccolato. In bocca si presenta pieno e ricco, con tannini importanti e vellutati, franco e persistente nella grande struttura in sintonia con le sensazioni olfattive.

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